Transfrontalieri croati: nove su dieci sono irregolari

«Secondo le nostre stime sono circa 10mila i lavoratori transfrontalieri croati attivi quotidianamente in Fvg, ma solo un migliaio vi lavora in condizioni regolari». Lo ha detto ieri Michele Berti, presidente del Consiglio sindacale interregionale, il coordinamento che Cgil, Cisl, Uil e Sssh (Unione dei sindacati autonomi croati) hanno realizzato tra Fvg, Veneto e le contee slovene e croate situate a ridosso del confine. Dalla conferenza è emersa con chiarezza l’incidenza del lavoro dei cittadini croati nel nostro territorio e, con essa, l’importanza di rinvigorire e normalizzare l’economia dell’euroregione.

«Nei prossimi giorni – ha spiegato il presidente del Csir, Michele Berti – il governo deciderà se rinnovare le misure transitorie sulla circolazione a scopo di lavoro dei cittadini croati, risalenti al trattato di adesione della Croazia all’Ue. Parliamo di persone ammesse dal 1° luglio 2013 alla cittadinanza europea, ma le norme odierne ne limitano quasi totalmente il diritto di circolare e lavorare in Italia. Chiediamo rispetto per tali libertà fondamentali e invitiamo il governo a risolvere una situazione che riguarda soprattutto il mercato del lavoro del Fvg, la regione storicamente più interessata alla presenza di lavoratori croati, ma dove da sempre si registra una stragrande maggioranza di posizioni irregolari».

Nulla è cambiato dall’ingresso della Croazia in Europa, tanto che i lavoratori transfrontalieri regolari in regione non sono aumentati: 1379 nel 2009; 1200 nel 2010; 1125 nel 2011; 1009 nel 2012; 976 nel 2013 e 1072 nel 2014. Per questo il Csir ha inviato una lettera al premier Renzi e ai ministri del Lavoro e dell’Interno, Poletti e Alfano, reclamando una liberalizzazione dal 1° luglio. «Domandiamo – prosegue Berti – che il governo scongeli una situazione rimasta immutata nonostante la svolta del 2013: l’ingresso croato nell’Ue avrebbe infatti dovuto favorire l’emersione, invertendo gli effetti restrittivi della legge Bossi-Fini sull’immigrazione, quando i croati erano extracomunitari e dovevano richiedere permesso di soggiorno e visto d’ingresso. Se le chiusure fossero rinnovate, la situazione rimarrebbe cristallizzata fino al 2018 e terremmo fuori dal lavoro regolare cittadini comunitari, la maggioranza donne, che da tempo vengono quotidianamente in Italia, impiegati soprattutto nel settore domestico, ma anche in agricoltura, edilizia, turismo e cantieristica navale. Non si può penalizzare la mobilità verso una regione che registra consistenti flussi in ingresso: un caso raro in Italia, dove normalmente sono i nostri concittadini ad andare a lavorare ogni giorno in Svizzera, Austria o Francia. Una scelta di Roma nella direzione auspicata faciliterebbe inoltre la rimozione di analoghe restrizioni per gli italiani – non molti – che lavorano in Croazia».

La giunta regionale la pensa allo stesso modo. L’assessore al LavoroLoredana Panariti ha dichiarato che «la Regione è sfavorevole alla proroga del regime transitorio e ha espresso più volte tale parere al governo. L’allungamento complicherebbe la vita dei tanti transfrontalieri e non aiuterebbe a ridurre il sommerso. Speriamo che Lombardia e Veneto ammorbidiscano la loro posizione, che finora è stata probabilmente la reale ragione che ha spinto il governo a mantenere la rigidità delle norme, concedendo solo minime liberalizzazioni».

Monica Ukmar (Cgil) ha rimarcato la consonanza fra sindacati e istituzioni: «Le restrizioni vengono ora aggirate con lavoro nero e sommerso: ciò genera anche rischi di sicurezza sul lavoro, come avviene per chi presta opera nelle ditte che lavorano in subappalto alla Fincantieri di Monfalcone. Sindacati e Regione hanno un’identica visione e già lavorano di concerto nella rete Euradria, assieme ad alcune rappresentanze dei datori di lavoro

e ai Centri per l’impiego. Euradria esiste dal 2006, per favorire la mobilità, offrendo informazioni su diritti del lavoro, welfare e fiscalità, e studiando le modalità migliori per aiutare lavoratori pendolari e datori di lavoro dell’area transfrontaliera».

Sorgente: Transfrontalieri croati: nove su dieci sono irregolari – Cronaca – Il Piccolo

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