Lavoro nero: sanzioni non incentivano il rispetto delle regole

Lavoro nero: sanzioni non incentivano il rispetto delle regole

Il costo del lavoro di 4 dipendenti assunti per 2 mesi è di gran lunga superiore  all’ammenda comminata in caso di lavoro nero.

Qualsiasi consulente del lavoro leggendo le cronache di queste ore potrebbe essere tentato di consigliare ai propri clienti di licenziare il 90% dei suoi dipendenti e di mantenerli in nero.

Questi i “messaggi promozionali” che il nostro Paese manda ai datori di lavoro quando anche in caso di gravi violazioni (4 lavoratori su 5 in nero, norme igieniche sanitarie non rispettate) le sanzioni per chi delinque  non incentivano al rispetto delle regole.

Il costo del lavoro di 4 dipendenti assunti per 2 mesi è di gran lunga superiore  all’ammenda comminata in caso di lavoro nero e le statistiche ci dicono che le possibilità di ricevere un controllo da parte degli organi preposti alla sicurezza sul lavoro durante il ciclo di vita di un’azienda sono rare;  senza contare che se si lavora in nero la paga oltre a non essere paragonabile a quanto stabilito nei contratti collettivi è esente da tasse e contributi.

Ci chiediamo allora se è giusto che nel Paese fondato sul lavoro sia proprio il lavoro ad affondare e se questo non trascinerà l’Italia definitivamente nel baratro. Se non vi è un’inversione di tendenza nelle norme che hanno destrutturato il mercato del lavoro in questi anni, comprese quelle messe in campo dall’ultimo Governo, sarà difficile per l’Italia lasciarsi alle spalle la crisi economica e sociale.

Per questo la CGIL sostiene la necessità (supportata da più di un milione di firme) di attuare la Carta dei Diritti Universali del Lavoro allo scopo di rafforzare la condizione delle tutele e dei diritti dei lavoratori nel nostro Paese.

Fonte: Cgil Catanzaro: sanzioni non incentivano il rispetto delle regole

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